“La casa delle ombre” il nuovo romanzo di Susanna Salerno

La casa delle ombre, Armando Dadó Editore, è la terza opera narrativa della scrittrice e psicoterapeuta Susanna Salerno. La Salerno da due anni vive in Bregaglia, e alcune ambientazioni del romanzo, sembrano trovare ispirazione in alcuni villaggi della valle.
23.03.2026
3 min
Donna con capelli lunghi e grigi, indossa una camicia bianca e nera, seduta davanti a un computer. Sorride con una mano sul viso, circondata da

La protagonista è una donna che vive con il suo gatto in una casa di montagna. La sua quotidianità, scandita da giorni sempre uguali, è segnata da un confronto costante con il proprio passato. La ricerca delle cause degli errori, delle scelte e delle concessioni che l’hanno condotta a una vita segnata da violenza e privazione rappresenta il motivo principale della sua permanenza in questo luogo.

L’incontro con una bambina nel cimitero del paese e con una lupa che vive nel bosco sopra il villaggio diventa il punto di svolta: attraverso queste figure, la protagonista inizia a maturare una nuova consapevolezza di sé e di ciò che avrebbe potuto essere.

Il tema che Susanna ha avuto urgenza di affrontare è quello della violenza sulle donne: violenza fisica, ma anche psicologica. L’intento dell’autrice, che riesce alla perfezione con la stesura del romanzo in prima persona, è quello di dare voce alla vittima:

«Ho scelto di raccontare in prima persona – dichiara la Salerno – perché volevo che fosse la vittima a parlare, che fosse lei a giudicare e comprendere cosa le è successo. In questa maniera, la persona che sta vivendo quella storia e ne è intrappolata ne deve uscirne con le sue forze, e questo mi sembrava importante».

Come negli altri due thriller, opere precedenti, l’autrice utilizza la forza dei simboli per evocare concetti profondi che portano il lettore e la protagonista ad uscire dalla situazione.

«L’incontro con la lupa è un passaggio centrale- dichiara l’autrice- anche in riferimento al libro Donne che corrono con i lupi di Clarissa Pinkola Estés: la lupa è simbolo di natura selvaggia, che porta la donna a essere libera e intuitiva, una donna che non dipende dall’approvazione degli altri, ma è sicura di ciò che è, ed è fonte di saggezza interiore, che impedisce a chi ne è in profondo contatto di diventare una vittima, un essere non addomesticato. Non addomesticata e non forgiata dalle circostanze è anche la bambina: una bambina gioiosa, vitale, libera, piena di vita, immagine di quello che siamo tutti noi, indipendentemente dal genere. Tutti abbiamo un centro vitale dentro di noi, non ancora forgiato dal mondo adulto. La bambina simboleggia inoltre l’incontro con una forza originaria, una fiducia nella vita, una vitalità, una gioia che la protagonista ha dimenticato molto presto e con cui torna poi in contatto”.

Il libro descrive le dinamiche della violenza psicologica spesso presente nei rapporti tra persone:

«Credo che la violenza fisica si accompagni sempre anche alla violenza psicologica – dichiara la Salerno –: ogni volta che c’è controllo, gelosia, incapacità di valorizzare l’altro, ogni volta che si sminuisce e si manipola un’altra persona per mantenerne il controllo, siamo in presenza di violenza psicologica. È riconoscerla che è difficile».

Leggere il libro fa riflettere e mette in guardia da comportamenti relazionali che a volte prendono una strada che potrebbe portare a conseguenze nefaste. Questo testo è anche una possibilità di cura per tantissime donne e uomini che si trovano in situazioni di lontananza da sé stessi ma non ne hanno consapevolezza.