Intervista ad Anna Radaelli, curatrice della Biennale

A margine dell’inaugurazione della Biennale ho avuto l’occasione di intervistare la curatrice Anna Radaelli.
15.06.2026
3 min
Una donna parla a un microfono dietro a un palco decorato, con strumenti musicali e fiori in un vaso accanto a lei. Sullo sfondo, una band e una scen

Mi piacerebbe conoscere le sue impressioni sul percorso compiuto dalla nomina da parte dell’Associazione Progetti d’Arte in Val Bregaglia fino all’inaugurazione della mostra di oggi.
È stato per me un percorso trasformativo, perché ho dovuto imparare a lavorare con un team di persone completamente nuovo. Come curatrice ho sempre lavorato in modo molto indipendente, affiancata da collaboratori ma anche direttamente con gli artisti. In questo caso è stato fondamentale fare esperienza all’interno di un gruppo: ognuno aveva il proprio ruolo e questo per me è stato fantastico. Mi ha permesso di crescere anche in aspetti nuovi, come la comunicazione, ed è stato interessante dover motivare le proprie scelte davanti a un gruppo di lavoro che poteva anche non condividere le proposte avanzate.

Per quanto riguarda il rapporto con la Valle, ha dovuto instaurare relazioni con il territorio e i suoi abitanti. Che cosa ci può dire a questo proposito?
Anche questo è stato per me un percorso completamente nuovo. Ho conosciuto la Bregaglia grazie alla Biennale, proprio perché sono appassionata d’arte. Sono arrivata qui per la prima volta nel 2022 e da allora ho continuato a tornare.

Dal momento della mia nomina a curatrice è stato fondamentale rapportarmi con le persone del territorio, perché per me è molto importante rimanere un’ospite. Né io né gli artisti abbiamo voluto imporre il nostro punto di vista; al contrario, abbiamo cercato di costruire un lavoro condiviso e partecipato insieme alla comunità.

La risposta della popolazione è stata caratterizzata da grande disponibilità e apertura. Naturalmente ci sono state porte che si sono chiuse, ma anche porte inizialmente socchiuse la cui apertura è dipesa proprio dalla costruzione, nel tempo, di un rapporto di fiducia. Penso, ad esempio, al Centro Giacometti, che considero un esempio di circolo virtuoso. Una Biennale che lavora con e per le persone del territorio può permettersi di durare a lungo.

Sono previsti eventi durante l’estate?
Durante l’estate sarà proposta una rete di eventi che metterà di volta in volta al centro il lavoro dei singoli artisti. A mio avviso, l’evento che meglio si collega alla visione complessiva della Biennale è quello conclusivo del 19 settembre a Maloja, intitolato No Place.

Sarà un momento in cui scenderò dalla mia posizione di curatrice per affidarmi completamente a un gruppo di artisti che, a loro volta, inviteranno altri artisti. Si tratta di un evento fuori dal mio controllo, basato interamente sulla fiducia e sul modello di una struttura orizzontale chiamata “rizoma” (noplace.space).

Sarà una vera e propria festa aperta sia alle persone del territorio sia a chi arriverà da fuori per visitare o esporre la propria arte. La popolazione potrà dialogare direttamente con gli artisti e, se lo desidera, offrire un posto letto o un pasto caldo agli ospiti.

Vuole fare dei ringraziamenti?
Ringrazio la popolazione, Progetti d’Arte in Val Bregaglia e tutte le persone che hanno collaborato senza risparmiarsi, talvolta anche in modo imprevedibile. Ci sono stati momenti in cui abbiamo avuto bisogno dell’aiuto degli altri e nessuno si è tirato indietro.

Per concludere, un consiglio ai visitatori?
Consiglio di visitare la mostra utilizzando i mezzi pubblici e di approfittare delle visite guidate a Maloja e Stampa. La Biennale è stata pensata per invitare le persone a prendersi del tempo e a vivere il territorio con calma; per questo suggerisco di fermarsi in Valle per più giorni.

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