Due artisti si raccontano

Simone Berti e Pietro Pirelli, tra gli artisti della presente edizione della Biennale Bregaglia, hanno condiviso il processo creativo alla base delle loro opere.
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La curatrice della Biennale Bregaglia modera l'incontro con il pubblico  tenutosi nel salone del Centro Giacometti
Simone Berti in dialogo virtuale con Alberto Giacometi.

Al termine della prima giornata del simposio su Giacometti tenutosi a Stampa c'è stato un incontro dal titolo: Focus su Simone Berti- dialogo immaginario con Alberto. La collaborazione tra il Centro Giacometti e la Biennale Bregaglia ha permesso una conoscenza più approfondita dell'artista, messo a confronto virtualmente con Alberto Giacometti.

Il tema, parte ragguardevole del simposio, è stato l'influenza delle origini per un artista. Simone Berti ha raccontato le impressioni che hanno accompagnato la sua infanzia: i libri di storia e geografia che consultava passando da una porticina quando la scuola in cui lavorava sua madre, attigua a casa loro, era chiusa. Il Polesine, luogo d'origine non lo influenza in modo particolare, se non nel modo in cui si approccia a certi soggetti.

La curatrice della Biennale, Anna Radaelli, suggerisce che lo sfondo bianco delle sue tele possa derivare dall'atmosfera del delta del Po, le ricorda la nebbia. Simone Berti le dice che usa lo sfondo bianco per il suo grande interesse per l'astrazione. L'artista è da sempre attratto da alcuni elementi della flora e della fauna in cui pare sia immagazzinata la storia dell'umanità: la corazza del rinoceronte, i palchi dell'alce e del cervo, i tronchi delle sequoie e dei baobab. È rimasto colpito dalla presenza in Bregaglia del gallo cedrone. Ha difficoltà a trovare un artista in particolare come maestro, ciò che ricerca nei suoi lavori è la surrealtà.

Esemplare l'orto molleggiato: un'intera zolla con ortaggi sospeso su molle, per lottare contro la gravità. Virginia Marano e Marco Giacometti riferiscono che Alberto Giacometti ha avuto come riferimento a lungo gli stessi pittori amati dal padre e ha esplorato e copiato il mondo moltissimo attraverso la letteratura, prima di entusiasmarsi per Giotto a Padova, l'arte egizia a Roma e gli impressionisti.
I genitori, fisicamente poco avvicinabile la madre e continuamente in dialogo e supporto il padre, hanno forse contribuito a che Alberto sviluppasse un'emotività, affettività e curiosità che hanno determinato l'allontanamento dal surrealismo per una strada più vicina all'esistenzialismo.

È seguita all'incontro un piacevole fuori programma: Pietro Pirelli, altro protagonista della Biennale del 2026, ha descritto sotto un cielo notturno la sua installazione a San Gaudenzio, luogo che definisce acquatico. Lo hanno affascinato i tre ruscelli che poco sopra partono per arrivare a Venezia, nel Mare del Nord e nel Mar Nero. La Bregaglia lo colpisce maggiormente rispetto alla patinata Engadina.

Il suo lavoro è una ripetizione, come circolare è il percorso dell'acqua tramite l'evaporazione e la pioggia. Utilizza una forma musicale di origine spagnola che da popolare è diventata colta: la passacaglia, con un basso ostinato. Per la sua installazione prende le mosse della musica concreta, suoni e rumori del mondo reale registrati su nastro; racconta però che diversi musicisti, lui per primo, hanno suonato e interagito con la sua installazione. L'effetto della composizione musicale sull'acqua crea dei giochi cangianti che quasi rapiscono; l'artista si rallegra del fatto che la sua installazione non sia un ostacolo all'ambiente e gli fa piacere la ricrescita dell'erba, la visita dei moscerini e quella dei cani che si avvicinano ai riflessi dell'acqua per dissetarsi.


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