Il salone, recentemente restaurato e rinnovato nell’arredamento, ha accolto un numeroso pubblico di studiosi, esperti e ricercatori, dando vita a uno degli incontri più stimolanti mai dedicati in Bregaglia alla figura dell’artista.
Il simposio ha offerto nuove chiavi di lettura del pensiero e dell’opera di Alberto Giacometti, approfondendo i vissuti personali che ne hanno plasmato il carattere e la produzione artistica. Molti degli interventi hanno evidenziato il forte legame dell’artista con il contesto familiare e con il paesaggio bregagliotto, elementi che hanno profondamente influenzato la sua ricerca.
Particolare attenzione è stata dedicata ai rapporti familiari, soprattutto con il padre Giovanni, la madre e i fratelli, così come agli eventi che segnarono profondamente la sua vita: la morte del padre, l’improvvisa scomparsa della sorella Ottilia e quella della cugina Clara Ganzoni, vittima di un tumore. Esperienze che alimentarono in Giacometti un costante confronto con il tema della morte e una continua ricerca dell’assoluto nella propria opera.
Elisabetta Fiocchi Malaspina, giurista e professoressa alla Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Zurigo, ha affrontato il rapporto dell’artista con il mondo femminile, ricordando anche la figura di Zaccaria Giacometti, già rettore della facoltà, al quale ha dedicato importanti studi.
Marco Giacometti ha presentato alcuni risultati delle sue ricerche biografiche, soffermandosi sui rapporti di Alberto con amici e parenti nel contesto bregagliotto. Lo storico dell’arte Paul Müller ha invece illustrato il profondo legame tra Giovanni e Alberto Giacometti, sottolineando il ruolo fondamentale del padre nell’avvicinare il figlio al mondo dell’arte e nel sostenerne precocemente il talento.
Lo psicanalista Matthias Oppermann ha proposto una lettura originale del rapporto dell’artista con i massi e le pietre dei luoghi della sua infanzia a Stampa, ipotizzandone un’influenza sulla sua sensibilità e sul suo linguaggio artistico.
Il primo intervento di domenica è stato di Tobia Bezzola, il quale ha spiegato che il surrealismo è una contromorale che mira ad una libertà intellettuale e sociale. Radicale fusione tra sogno e realtà. Il codice del surrealismo e di Montparnasse in generale rappresentano un ambiente urbano i cui valori si fondano sulla libertà individuale, la sperimentazione, il superamento dei limiti e l'autonomia dell'artista. Il conflitto spesso descritto tra Stampa e Parigi può essere interpretato meno come un dramma intrapsicologico, privato e psicologico e piuttosto come una collisione tra due sistemi di norme sociali: da una parte l'obbligo morale verso le origini, la famiglia e la tradizione dall'altra l'etica d'avanguardia del radicalmente nuovo e della trasgressione. L'opera di Giacometti e il percorso del suo sviluppo appaiono dunque come un continuo tentativo di tradurre questi ordini morali divergenti nella propria pratica artistica. Da un’ intervista a David Sylvester citata in Lord, 1983, ecco una dichiarazione di Alberto Giacometti: “C'era chiaramente un'atmosfera surrealista che mi ha influenzato. Volevo che le mie sculture fossero interessanti e che avessero un significato per gli altri”.
È seguito l’intervento della prof. dott. Joanna Fiduccia: La ricerca della somiglianza- l'opera di Giacometti nel contesto della crisi del nazionalismo degli anni 30. La poliglotta storica dell'arte dell'università di Yale ha analizzato la scissione identitaria tra Svizzera e Francia introducendo il concetto di “Homo Nationalis”. Come i confini esteriori dell'identità interagiscono negli esseri umani e con le proprie lotte interiori e cosa ciò significa per un artista? Nel suo intervento emerge l'entusiasmo di Alberto e l’influenza che provocò la visita di una mostra di Cézanne nel 1936, riscontrabile nel modo particolare di dipingere le mele e nella corrispondenza con la madre.
Laurie Bischoff ha descritto nel suo intervento “Felice Filippini ricorda Alberto Giacometti” l’incontro dei due artisti nel 1965 e le ripercussioni che questo ebbe sulla successiva produzione del pittore ticinese. Dopo aver visto una serie di dipinti dedicate ad Alberto prima e dopo la sua dipartita, La storica dell’arte e professoressa di letteratura e teatro ha accompagnato i presenti alla mostra esposta nell'ex poligono di tiro a Stampa, dove è riccamente documentata la nascita della posterità di alberto Giacometti. Dall’istante della sua morte in poi, è descritta la strada che hanno intrapreso i luoghi, fotografati, filmati e visitati, le sue opere e il suo carismatico pensiero artistico.
Il simposio ha permesso lo scambio di competenze ai ricercatori, la condivisione di informazioni inedite o con nuove interpretazioni a tutti i presenti e ha gettato nuova luce sulla biografia e sui processi creativi dell’artista bregagliotto.
Per approfondimenti: https://centrogiacometti.ch
Lo sguardo si è poi allargato oltre la Bregaglia grazie agli interventi della storica dell’arte e curatrice Virginia Marano, che ha illustrato l’importanza della scoperta dell’arte egizia durante il soggiorno fiorentino di Giacometti, e di Eugenia Ingenito, che ha presentato una ricerca dedicata a un taccuino dell’artista relativo al suo viaggio a Napoli e dintorni.
Per Virginia Marano, membro anche della Commissione culturale del Comune di Bregaglia, il simposio ha rappresentato un momento significativo per la ricerca internazionale su Alberto Giacometti. Pur essendo una figura centrale nel mercato dell’arte e nelle grandi esposizioni, l'artista offre ancora numerosi ambiti di studio. Gli interventi hanno infatti proposto nuove prospettive metodologiche, inserendo la sua opera all'interno di contesti sociali, politici e linguistici più ampi.
Marano ha inoltre sottolineato come sia fondamentale riportare Giacometti ai suoi luoghi d'origine. «Siamo abituati a pensare ad Alberto Giacometti soprattutto come all'artista parigino. Riportarlo invece nei suoi luoghi natali e rileggere la sua opera attraverso il paesaggio bregagliotto offre una prospettiva nuova e molto necessaria, sia per la ricerca accademica sia per quella museale.»
La presenza di studiosi di primo piano, come Tobia Bezzola, Paul Müller e Joanna Fiduccia, ha infine confermato il livello scientifico dell'incontro. Per Marano, questo dimostra che la Bregaglia non è soltanto un luogo della memoria dedicato a Giacometti, ma può affermarsi anche come luogo di ricerca, capace di produrre conoscenza e dialogare con il panorama culturale internazionale.