Precedute dal saluto di Florian Hitz e Gian Andrea Walther, presidenti della Società Storica dei Grigioni e della Bregaglia due studiose hanno condiviso il risultato delle loro ricerche per l'Ikg, Istituto di ricerca della cultura grigione. In tandem, Antonia Bertschinger in tedesco e Jennifer Novick in italiano hanno mostrato il processo di investigazione nel dettaglio riuscendo ad appassionare il pubblico sia per le scoperte fatte che per la strada intrapresa.
Molto interessante seguire passo passo come è stato stanato un errore di interpretazione del nome Vica che si è poi rivelato essere Viva. Il pubblico che ha riempito la palestra di Maloja ha visto il processo della ricostruzione storica attraverso testi dalla grafia antica, tra abbreviazioni e consuetudini di scrittura passate e con riferimenti alla valuta del 1600.
Per quanto riguarda i nomi degli sfortunati protagonisti la ricerca è complicata dalla compresenza di soprannomi, luoghi di provenienza, varianti e vezzeggiativi del nome. In un'affascinante comparazione di libri contabili, libri delle chiese, lettere e verbali, la storica e la genealogista hanno assemblato tutti i pezzi del puzzle e raccontato ai presenti le vicende di alcune famiglie toccate dalla triste caccia alle streghe tra il 1643 e il 1675, in particolare nel 1655 in Bregaglia.
In queste sventurate famiglie si è innescata una serie di ritorsioni poiché per essere processati occorreva essere accusati di stregoneria da due persone. Automaticamente tutta la generazione unita da vincoli familiari di un accusatore era a rischio di vendette: coniugi, fratelli e cognati. Tutti gli accusati erano di mezza età o più anziani; la generazione successiva diventava a rischio qualche decennio dopo ma ereditava, oltre allo stigma il pesante fardello dei debiti per le spese processuali: 140 reinesi, ovvero 21 barili di vino da 120 litri o 12 mucche e 6 manze.
Di qui la traccia nei libri delle famiglie ricche che prestavano denaro ai figli e ai nipoti degli accusati e di qui anche la difficoltà che i tapini avevano a sposarsi, propendendo spesso per unioni tra discendenti di accusati o non sposandosi affatto.
I processi per stregoneria, come quelli per assassinio di strada, non erano aperti al pubblico; qualcuno, pagando o con le conoscenze giuste, ha saputo in anticipo dell’imminente arresto ed è fuggito prima di essere trovato. Per entrambi i crimini, sotto tortura veniva richiesta la confessione e i nomi dei complici. Confessando si veniva giustiziati altrimenti si veniva rilasciati, in ogni caso pagando le spese del processo. Per evitare una morte tra sofferenze e roghi si poteva chiedere la grazia e ottenere più velocemente così il colpo di grazia.
Unica nota di pietà in questi tragici processi era la scelta operata dagli accusati in punto di morte: dovendo confessare delitti e metodi mai commessi, indicavano come complici per prime persone già giustiziate o scappate.
Ai malcapitati di 400 anni fa deve essere giunta un po’ della compassione umana dei presenti l'11 aprile a Maloja.