Presentato il libro sugli scavi di Piuro

Archeologia a Piuro: dalle origini medievali alla costruzione dell’identità di una comunità. "Archeologia a Piuro. Scavi e ricerche su un paesaggio alpino di età medievale".
05.02.2026
4 min
Un evento in una sala conferenze con un pubblico attento. Sullo sfondo, una mappa è proiettata su uno schermo. Tre relatori sono seduti a un tavolo

Il 30 gennaio scorso, nella sala conferenze del Comune di Piuro, è stato presentato il volume Archeologia a Piuro. Scavi e ricerche su un paesaggio alpino di età medievale. Il libro raccoglie molti anni di studio e, in particolare, i risultati delle campagne di scavo condotte sul territorio piurasco tra il 2017 e il 2022.

Come è stato chiarito durante la serata, né il volume né questa prima fase di ricerche avevano l’obiettivo di ricostruire l’aspetto di Piuro immediatamente prima della frana del 1618, una sorta di “Pompei delle Alpi” che forse avrebbe risposto alle aspettative di una parte delle istituzioni locali. Al contrario, il gruppo di archeologi dell’Università di Verona, guidato dal professor Fabio Saggioro – presente in sala e autore del volume – ha scelto sin dall’inizio un approccio più radicale: indagare le origini di Piuro e ricostruire il contesto economico e sociale che, nel tempo, ha portato il territorio a raggiungere il periodo di straordinaria prosperità precedente alla grande frana.

Per rispondere a queste domande, l’attenzione si è concentrata soprattutto sull’area archeologica del Mot del Castel, rimandando a una seconda fase di ricerca l’approfondimento sul Palazzo Belfort, già oggetto di indagini da parte di archeologi svizzeri negli anni Sessanta e Settanta e, più recentemente, della Soprintendenza.

Gli scavi al Mot del Castel hanno restituito sepolture prive di corredo risalenti al VII e VIII secolo e, successivamente, strutture più complesse databili alla fine dell’VIII secolo. Questi elementi fanno pensare all’esistenza di un insediamento rurale organizzato, composto da abitazioni semplici e da un edificio di dimensioni maggiori, destinato probabilmente all’esercizio del potere. Il sito rimase attivo fino alla prima metà del XIV secolo, quando venne progressivamente abbandonato a favore di palazzi ed edifici più rappresentativi, di impronta rinascimentale, come il Belfort. Proprio a questo periodo sarà dedicata la fase 2 delle ricerche archeologiche.

Particolarmente apprezzata dal pubblico è stata la spiegazione del professor Saggioro sul metodo di lavoro, capace di ricostruire la storia di un luogo a partire da un vero e proprio “archivio nascosto” nel sottosuolo. Dallo studio delle strutture e dei reperti si è arrivati anche all’archeobotanica, disciplina che ha permesso di comprendere la forte vocazione dei Piuraschi per la lavorazione della pietra ollare e, in seguito, per l’agricoltura. Una specializzazione unica, favorita dall’importanza che i manufatti in pietra ollare avevano nel contesto mediterraneo ed europeo già in epoca medievale. Piuro, situata lungo una delle principali rotte commerciali tra il Nord Europa e il Mediterraneo, esportava prodotti lavorati e importava materie prime alimentari, rafforzando così il proprio ruolo economico.

La ricerca archeologica, tuttavia, non si conclude con lo scavo. Un aspetto centrale del progetto è stato fin dall’inizio quello della divulgazione e della valorizzazione dei risultati. Questo è avvenuto attraverso un costante lavoro di comunicazione sui social media, visite guidate ai siti di scavo e l’installazione di pannelli esplicativi in punti strategici del territorio. In questa prospettiva si inserisce anche il volume presentato, disponibile gratuitamente per tutti gli abitanti del Comune di Piuro.

La divulgazione e la messa a valore del lavoro svolto continueranno a essere un impegno centrale anche in futuro, insieme al proseguimento delle ricerche. Come ha sottolineato il sindaco Omar Iacomella, il coordinamento tra enti di ricerca e istituzioni pubbliche ha reso Piuro un esempio virtuoso: attraverso la ricostruzione della propria storia, la comunità ha rafforzato la propria identità. Un cambiamento significativo rispetto a vent’anni fa, quando l’archeologia non era ancora percepita come una risorsa strategica per il territorio.

La serata è stata aperta dall’intervento di Gianni Lisignoli, presidente dell’Associazione Italo-Svizzera degli Scavi di Piuro, ed è stata moderata da Alessandra Martinucci. Sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco Omar Iacomella, e il professor Fabio Saggioro dell’Università di Verona.