Padre e figlio. D’istanti e di silenzi è il romanzo d’esordio di Claudio Losa, pubblicato da Armando Dadò nel mese di novembre 2025, dedicato da Losa alla madre, al fratello e alla memoria del padre.
Il volume è stato presentato dall’autore a colloquio con Robin Pellanda il 28 febbraio 2026 nell’Aula Magna della Scuola comunale “In Riva” a Roveredo, durante una serata organizzata alla presenza di un folto pubblico dalla Pro Grigioni Italiano in collaborazione con il Comune di Roveredo.
La trama del racconto
Il titolo riassume il cuore del libro. Indica il tema principale: il rapporto tra il padre Davide e il figlio 13enne Francesco. Il loro non è un approccio facile. Affiorano troppe inquietudini, un groviglio di suggestioni, un silenzio pesante, fatto di parole non dette, ansie, sguardi che da soli sembrano trasmettere incomprensioni. Per le irrisolte questioni non c’è un vero dialogo tra i due: ciascuno resta chiuso nei propri pensieri.
Vien descritta, con tono delicato, la complessa relazione tra padre e figlio, segnata dal dolore per la tragica perdita dello zio e da una certa paura da parte di Francesco di non essere accettato senza pregiudizi.
Gli istanti sono i piccoli ma importanti momenti della vita quotidiana: una gita, uno sguardo, una cena, un gesto semplice. Nel romanzo non succedono grandi eventi, ma sono narrati dei momenti brevi e delicati che mostrano i sentimenti nel rapporto padre - figlio e la loro difficoltà di ascolto e comprensione reciproca, qualcosa di irrisolto che spesso continua a farsi sentire.
Ciò si concentra sulla sequenza proposta da Losa a capitoli alternati riguardanti i pensieri del padre e del figlio, del loro vissuto, degli stati d’animo e delle tensioni interiori. Emozioni che si sedimentano nel loro essere, imprigionate nel loro intimo. Il libro segue questo lento e delicato intento di confronto, fatto più di silenzio che di parole, dove ogni gesto cerca di diventare un tentativo di riavvicinamento. Come panacea il padre, riuscendoci solo a fasi alterne, prova a scrivere i suoi romanzi, il figlio a leggere molto e tenere un proprio diario, ma i loro pensieri si isolano in un confronto muto e distante.
Il romanzo racconta una giornata e i ricordi di alcuni vissuti nella vita di Davide e di Francesco nella casa di montagna a Pradaschier, dopo una delle frequenti salite fino al laghetto alpino di Alptein.
Oltre alle suggestive descrizioni alla vista e del vissuto del maestoso e incantato scenario montano durante le belle e impegnative scarpinate montane e alcuni significativi riferimenti letterari e la sublime descrizione di una pittura tanto cara a Losa, ricordo di un indimenticabile viaggio in macchina con il padre a St. Moritz per ammirare l’Ave Maria a trasbordo, uno dei celebri dipinti a olio esposti nel Museo Segantini, tra padre e figlio domina spesso un rapporto assai tribolato.
La narrazione si sviluppa soprattutto attraverso riflessioni interiori, ricordi e percezioni dei due protagonisti. Anche i momenti più quotidiani, come lo stare insieme nella Stube (la stanza tradizionale del mondo alpino che funge da cuore sociale della casa), mentre la mamma Michela prepara la cena nell’attigua cucina, diventano carichi di significati emotivi.
Il rapporto tra Davide e Francesco è fatto di piccoli segnali, sguardi, esitazioni. Entrambi desiderano capirsi, spinti dall’affetto che sotto sotto li lega, malgrado la difficoltà di riuscire a esprimersi a vicenda.
La parte centrale del racconto punta sull’evoluzione interiore dei personaggi. In questo spazio e sul finale si intravvede forse la possibilità e il luogo (li lasciamo scoprire a chi legge il romanzo) per cercare di capirsi e ritrovarsi grazie all’energica e al contempo conciliante figura di mamma Michela. “Solo lei - come scrive Losa nell’ultimo capitolo del libro - “il cuore della casa, che accoglieva padre e figlio con amore incondizionato. Attenuava i dolori, corroborava le gioie.”