Viaggio nell’ospedale psichiatrico di Casvegno

Sabato 2 maggio presso la scuola secondaria di Stampa, si è tenuto un incontro organizzato da La Casa della Letteratura per la Svizzera italiana e Pro Grigioni Italiano.
09.05.2026
3 min
Tre persone sedute a un tavolo in un ambiente di lavoro. Due uomini e una donna, tutti sorridenti. Sul tavolo ci sono alcune bottiglie d'acqua e libri.

L’evento rientra nella rassegna Fuori norma, promossa da La Casa della Letteratura della Svizzera italiana. La serata ha visto dialogare due autori e due forme espressive differenti: la scrittura e il podcast. Protagonisti dell’incontro sono stati Doris Femminis e Olmo Cerri, moderati da Sara Catella.

Doris Femminis, infermiera psichiatrica e scrittrice, ha presentato il suo romanzo Fuori per sempre (Marcos y Marcos, 2019), vincitore del Premio svizzero di letteratura. L’opera è ambientata nell’ospedale psichiatrico di Casvegno e racconta la storia di tre donne, offrendo uno sguardo intimo e profondamente umano.

Accanto a lei, Olmo Cerri, autore di documentari e podcast, ha presentato La rivoluzione di Casvegno. 150 anni di psichiatria in Ticino, podcast disponibile sul sito della RSI. Il lavoro ripercorre la storia dell’istituto attraverso testimonianze e interviste, mettendo in luce anche l’esperienza del Club 74, un’associazione nata all’interno dell’ospedale. Da cinquant’anni, il Club rappresenta uno spazio di relazione e inclusione, un tentativo di portare partecipazione e democrazia in un contesto tradizionalmente chiuso.

Parallelamente, la narrazione di Femminis si radica nell’esperienza diretta: la sua attività di infermiera e scrittrice confluisce in un racconto che evidenzia la complessità della vita all’interno dell’ospedale psichiatrico. L’autrice descrive Casvegno come uno spazio attraversato da profonde relazioni umane, in cui la fragilità trova accoglienza e la cura diventa possibilità di espressione di sé. Un luogo in cui la sfida iniziale — convincere i pazienti a entrare — si trasforma nel tempo in un nuovo obiettivo: accompagnarli verso l’uscita e il ritorno alla “normalità”.

Durante la serata, Femminis ha letto alcuni brani del suo libro, mentre Cerri ha proposto estratti audio del podcast, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva e complementare. Due opere diverse, ma convergenti, che aprono uno sguardo su una realtà spesso evitata.

Al centro della riflessione è emerso più volte il concetto di libertà: una dimensione fragile, da tutelare tanto per chi è considerato “sano” quanto per chi viene etichettato come “matto”. In questo contesto, un dato significativo interroga il presente: il Ticino è il cantone svizzero con il più alto numero di ricoveri coatti, sollevando interrogativi sulla tolleranza sociale nei confronti della diversità.

I lavori di Femminis e Cerri, entrambi intensi sul piano emotivo, rivelano una profonda urgenza narrativa: raccontare per comprendere, ma anche per preservare le conquiste terapeutiche e culturali maturate nella seconda metà del Novecento.

Dalla conferenza emerge infine un monito: la “pazzia” è una compagna di viaggio in molte vite. La sfida sta nell’accogliere, nel prendersi cura e nel saper convivere con la propria parte “fuori norma”.