Sabato 11 e domenica 12 luglio 2026. Dalle ore 13.30 alle 18.00 il sabato e dalle ore 09.30 alle 12.30 la domenica.
Per due giorni storici dell'arte, ricercatori e studiosi approfondiranno aspetti meno conosciuti della vita e dell'opera dell'artista, con particolare attenzione al rapporto con la sua valle d'origine e con il contesto culturale italiano. Ne abbiamo parlato con il direttore della Fondazione Marco Giacometti che ci ha presentato obiettivi e contenuti dell'iniziativa.
Questo Simposio nasce da una necessità particolare?
Non si tratta di una vera necessità: avremmo potuto anche non organizzarlo. Tuttavia quest'anno ricorre un doppio anniversario e abbiamo voluto proporre un programma vario, compatibilmente con le nostre possibilità. Accanto alle mostre inaugurate di recente, ci è sembrato interessante riprendere l'esperienza avviata due anni fa in occasione dell'anniversario delle Tre Leghe.
L'idea era quella di portare in valle studiosi e specialisti in grado di presentare le più recenti ricerche su Alberto Giacometti. Alcuni dei contributi presenteranno risultati del tutto nuovi, altri materiali ancora inediti.
Credo sia la prima volta che in Svizzera venga organizzato un simposio di questo tipo dedicato ad Alberto Giacometti. Iniziative simili sono tradizionalmente presenti in Alta Engadina, ad esempio attorno alla figura di Nietzsche, ma non in Bregaglia.
Vogliamo inoltre lasciare spazio al confronto con il pubblico. Per questo abbiamo chiesto ai relatori di limitare gli interventi a circa 25 minuti, così da favorire il dibattito dopo ogni presentazione.
È evidente che, senza l'occasione del giubileo, questo simposio probabilmente non sarebbe nato.
Quale sarà il programma delle due giornate?
I lavori inizieranno sabato 11 luglio alle 13.30 e proseguiranno fino alle 18.00, mentre domenica gli incontri si svolgeranno dalle 9.30 alle 12.30. Il programma è organizzato in blocchi tematici.
La prima parte sarà dedicata agli aspetti familiari e personali della vita di Alberto Giacometti: il rapporto con le donne, quello con il padre e il legame con le pietre di Stampa. Seguiranno due interventi sulle esperienze italiane dell'artista, con approfondimenti dedicati a Firenze, Roma e Napoli.
La mattinata di domenica allargherà invece lo sguardo a temi più generali. Tobia Bezzola analizzerà il rapporto tra i due luoghi simbolo della vita di Giacometti, Stampa e Parigi, mentre Joanna Fiducia si concentrerà sulla relazione tra la crisi artistica attraversata dall'artista tra gli anni Trenta e Quaranta e il contesto storico e politico segnato dalle guerre.
Interverrà inoltre Laurie Bischoff, curatrice della mostra attualmente ospitata nei nostri spazi, che presenterà il lavoro di Felice Filippini dedicato a Giacometti.
A chiudere il simposio sarà una tavola rotonda moderata da Tobia Bezzola.
Non si tratta di un programma che ambisce a raccontare l'intera vita e la produzione artistica di Giacometti, ma piuttosto di un approfondimento su alcuni temi specifici e meno conosciuti.
Il simposio ha già registrato il tutto esaurito?
Sì, il numero di partecipanti era limitato a cinquanta persone e i posti sono già stati tutti occupati. Gli incontri si terranno nel salone della Fondazione Giacometti e sarà disponibile un servizio professionale di traduzione simultanea affidato a Marco Papa.
Che impatto possono avere iniziative di questo tipo sul territorio?
La popolazione residente non è particolarmente abituata a eventi di questo genere e a seguire per due giorni conferenze e presentazioni. Il pubblico di riferimento è soprattutto quello degli appassionati di storia dell'arte, ma credo sia comunque importante proporre iniziative di questo tipo, anche in futuro e magari su altri temi.
La Bregaglia ha molto da offrire anche sul piano culturale e della valorizzazione della propria storia. Esiste un grande potenziale e dobbiamo essere capaci di trasmettere il messaggio che anche qui si sviluppa una riflessione sui grandi temi della storia e dell'arte.
Se riusciremo a costruire una rete stabile di persone interessate a queste attività, le ricadute positive interesseranno anche il settore turistico e le strutture ricettive del territorio.
Infine, intendiamo raccogliere e pubblicare gli interventi nel secondo numero della nostra Gazzetta di Stampa – il primo numero dedicato all’emigrazione in Nuova Zelanda -, così da lasciare una testimonianza scritta del lavoro svolto senza dover affrontare gli costi di una pubblicazione dedicata.