Sembrano essi stessi due personaggi usciti da un film di fantasia o da un libro di Jules Verne. Lei è designer e giornalista, in Valle da tre anni. Lavora sempre più con il digitale ma la stampa del libro l'ha gratificata molto perché ha visto la conclusione del progetto. A dire il vero appena pubblicato il bel libro autoprodotto hanno scoperto un nuovo graffito: chiunque trovi graffiti inediti può segnalarli, permettendo così ad altri appassionati di proseguire la ricerca in futuro.
Lui ha combinato la passione per l'arte concettuale e il mestiere di pediatra per 35 anni tra Engadina e Chiavenna. Mentre presentavano il loro lavoro si sentivano in via Dolzino 99 delle voci che sembravano provenire da vicini chiassosi. Erano invece un sottofondo voluto: secondo Doris e Rolf le centinaia di testimonianze tracciate sulle case e ancora visibili sono lì a parlarci delle donne, dei ragazzi, degli uomini innamorati, sbocacciati, grati o furibondi dei secoli passati. Non tutto è rimasto, magari non tutto è tornato alla luce. La ricerca stessa di queste tracce ha disegnato nei due artisti delle nuove mappe emotive della Valle, già tante volte trascorsa ma senza l'attenzione a quei segni che ora li chiamano e si palesano.
Non tutti i graffiti si sono lasciati catturare subito, si è dovuto aspettare la luce giusta o addirittura la loro finezza ha fatto sì che scomparissero durante il processo di stampa: per vedere la scritta “viva il re” bisognerà dunque recarsi nel cortile della Collegiata di San Lorenzo a Chiavenna. Il libro che raccoglie le foto e i testi che le accompagnano, indica in quale dei 25 villaggi si può trovare la singola espressione spontanea e su quale delle 81 case. È un libro bilingue e il titolo pone l'attenzione su uno dei tanti uomini che hanno dichiarato la loro identità, tracciata con sanguigna, ocra o grafite, materiali artistici tradizionalmente usati per disegnare.
Oggigiorno i graffiti hanno la loro dignità, se ne scrive molto e sono ospitati nei musei. Doris e Rolf hanno voluto salvare dall'oblio questi gesti datati (in un caso fuori dalla Bregaglia) addirittura 1479. In due casi gli artisti si sono concessi di uscire dal tema stabilito: hanno incluso Sorico proprio per l'antichità dei segni e hanno incluso nomi e date di morte sotto la chiesa di Casaccia: questi ultimi non sono espressione di volontà individuale ma ubbidisco ad una necessità ufficiale.
Come hanno raccontato il 20 dicembre e come racconteranno di nuovo il 28 marzo a Villa Garbald, per catturare le incisioni è stata necessaria la bravura di Yves Roth a Casaccia, un drone a Soglio e in alcuni casi il graffito è stato tracciato affacciandosi da una finestra a testa in giù. Doris Oberneder e Rolf Bienentreu ci invitano a non lasciarci intorpidire dall'abitudine, a partire per un'avventura che può sbalzarci indietro di secoli, a fermarci con curiosità dove si è sempre pensato solo a scarabocchi.
Il titolo del libro e della presentazione trae spunto da un tale Lorenzo Paul che si è firmato forse centocinquant'anni fa su una facciata di casa Antonio a Soglio; o forse ha scritto il suo nome una sua innamorata? O un suo rivale? È vissuto tempo fa e rivive nel nostro sguardo oggi.
Per non essere da meno, Rolf regala la possibilità a noi di lasciare un segno del nostro passaggio sui muri bianchi del suo laboratorio, per un sognatore curioso tra cinquecento anni.