Viaggio a Trieste con Fornelli Resistenti Val Chiavenna e Bregaglia

In tredici, con due pulmini carichi di coperte e viveri destinati ai migranti che ogni giorno arrivano in città dopo aver percorso la rotta balcanica.
14.02.2026
4 min
Un gruppo di persone si riunisce attorno a un tavolo, condividendo del cibo in un ambiente di festa. Alcuni stanno tagliando il pane e riempiendo sac

Venerdì scorso, con il gruppo dei Fornelli Resistenti Val Chiavenna e Bregaglia, mi sono recato di nuovo a Trieste. Eravamo in tredici, con due pulmini carichi di coperte e viveri destinati ai migranti che ogni giorno arrivano in città dopo aver percorso la rotta balcanica. Trieste è da sempre un punto nevralgico dell’Europa, uno di quei luoghi sparsi nel mondo dove l’umanità, o l’Occidente, fa i conti con sé stessa e con i risultati delle proprie politiche economiche e sociali. Qui, in questa città di frontiera, da diversi anni è presente un’emergenza migranti: richiedenti asilo a cui spetterebbe il diritto dell’accoglienza e che invece si trovano a vivere nell’indifferenza delle istituzioni deputate ad assicurare loro un sistema di sostegno oggi, di fatto, inesistente.

La rete dei Fornelli Resistenti è composta da gruppi di persone provenienti da tutta Italia che si recano nella Piazza del Mondo di Trieste. Questa rete, nata dal basso, ha come nodo centrale l’organizzazione di volontariato Linea d’Ombra, attiva dal 2019 con l’obiettivo di sostenere le popolazioni migranti attraverso cure mediche, indumenti puliti, cibo e momenti di socialità. Di questa realtà fanno parte una decina di persone che hanno come guide carismatiche Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, due pensionati che nel 2019 hanno deciso di prendersi cura dei corpi sofferenti dei migranti. Ogni giorno si recano nella piazza davanti alla stazione con una valigia di attrezzatura per il primo soccorso, per intercettare, parlare e assistere queste persone che, arrivate da migliaia di chilometri, si ritrovano abbandonate a sé stesse in un territorio straniero. È un atto di cura, certo, ma soprattutto un atto politico, attorno al quale si è creato, con il tempo e la coerenza del gesto, un vero universo di solidarietà.

Il gruppo di Chiavenna e Bregaglia, di cui faccio parte, è attivo come Fornello Resistente dal novembre scorso. Nei periodi tra un viaggio e l’altro a Trieste organizza raccolte fondi e di materiali da donare; in questa attività ha ricevuto un notevole sostegno da associazioni e abitanti locali, dando vita a un’ulteriore rete che coinvolge oltre a numerose associazioni e persone della Val Chiavenna anche la Bregaglia svizzera. Da lì è arrivata una donazione frutto della vendita delle arance promossa dal Gruppo ecumenico di aiuto umanitario Bregaglia, insieme all’aiuto e ai materiali per il laboratorio per la creazione di candele realizzato a Chiavenna nel periodo prenatalizio.

Poi c’è il viaggio a Trieste, l’arrivo dai Francescani che ci ospitano per pochi euro nel centro della città, e alle 19 il ritrovo nella Piazza del Mondo per servire la cena: questa volta erano un centinaio. Un cibo caldo che diventa messaggio, un modo per dire a questo pezzo di mondo che noi sappiamo della loro esistenza; dopo la cena si resta lì ad ascoltare le loro storie, i loro sogni, le ragioni dei loro viaggi, per poi consegnare a chi ne ha bisogno coperte calde utili per superare la notte al freddo e scatoloni con viveri.

Sabato sera, alle nove, sono arrivati due ragazzini di quindici anni, da soli, dall’Afghanistan. Avevano cicatrici sul viso e sul corpo che raccontavano di una violenza dalla quale non si può far altro che scappare: a piedi, attraverso confini dove la polizia è pronta a picchiarti, a spararti alle gambe, a scagliarti contro cani. Ed è quando ti trovi davanti il loro sorriso per un semplice piatto di minestrone, un uovo sodo e un tozzo di pane che passa dalle tue mani alle loro che tutto cambia.

La narrazione di cui oggi siamo vittime, e a cui i potenti della terra vogliono farci credere, si sbriciola in mille pezzi: non c’è nessun nemico, c’è solo una responsabilità da assumersi come esseri umani e come popolo che ha avuto la fortuna di nascere dalla parte fortunata del mondo. E se i potenti non vogliono farsene carico, è sempre più chiaro che un gran numero di persone sta scegliendo vie alternative, tessendo reti di solidarietà silenziose ma reali, che sono oggi la vera speranza.

In maggio il gruppo dei Fornelli Resistenti Val Chiavenna e Bregaglia si recherà di nuovo nella Piazza del Mondo; chi è interessato alle attività può contattarmi allo 078 712 73 65.