Poca neve, quale futuro per l’impianto di Casaccia

La diminuzione delle nevicate in media montagna, ha portato all’abbandono del 40 per cento degli impianti di risalita, in queste zone della Svizzera. Quale sarà il futuro per l'impianto di Casaccia. Lo abbiamo chiesto a Gabriele Giovannoini.
23.01.2026
3 min
Una funivia in cima a una collina coperta di neve, con visibilità ridotta a causa della nebbia. Il paesaggio è desolato e invernale.

I dati sono chiari e fanno riferimento all’aumento della temperatura, che in poco più di un secolo è aumentata nelle alpi di 2,4 gradi e che i climatologi prevedono in aumento di un altro grado entro i prossimi trenta anni. L’aumento delle temperature provoca inevitabilmente l’innalzamento dello zero termico (isotermia), fattore che suggerisce anche un calo delle precipitazioni nevose a quote dove fino a pochi decenni fa erano solite verificarsi. Questo problema ha portato all’abbandono del 40 per cento degli impianti di risalita di media montagna in Svizzera, (studio dell'Università Tecnica di Dortmund).

L’impianto di risalita a quote più basse in Bregaglia è l’impianto di Casaccia Sur Cresta, questo viene aperto solo con la presenza di neve naturale e negli ultimi anni ha risentito del calo delle nevicate, con una riduzione dei periodi d’apertura. Anche in quest’inverno la neve, per adesso, non è arrivata e fra i diversi frequentatori dell’impianto c’è una certa apprensione per il suo futuro destino. Per fare chiarezza sulla situazione, ho incontrato Gabriele Giovannini, presidente della Società che gestisce l’impianto.

Buongiorno Gabriele, la neve anche quest’anno tarda ad arrivare, queste riduzioni dei periodi di apertura, sempre più frequenti, sono motivo di preoccupazione per il mantenimento futuro dell’impianto?
No, devo dire che per fortuna non abbiamo grandi preoccupazioni. Noi abbiamo pochi costi fissi che sono sopportabili. Anche se non apriamo abbiamo comunque degli introiti dagli abbonamenti annuali, che vengono fatti, anche grazie alla possibilità di uno sconto del 50% sugli skipass giornalieri in Engadina. Questo non è comunque il nostro scopo, che è invece quello di aprire. Finché non abbiamo costi strutturali importanti, che per adesso non dovrebbero esserci, economicamente riusciamo a chiudere non in negativo. L’innevamento artificiale che è una soluzione per le stazioni sciistiche più grandi, è per noi qualcosa di impensabile per i costi che si dovrebbero sostenere per la sua realizzazione e la sua gestione.

L’idea è che quando c’è neve, si apre nel più breve tempo possibile e si resta aperti il più a lungo possibile. Per poter aprire anche con meno neve, abbiamo realizzato una uscita a due terzi del tracciato, che ci permette di escluderne la parte alta, che ha bisogno di molta più neve per essere preparata rispetto al resto della pista. Questa è una novità per quest’anno.

La flessibilità della vostra struttura sia finanziaria che di gestione è determinante?
Sì, il sostegno del Comune, che quando c’è neve è versato per la preparazione della pista da sci di fondo e per parte della strada che va a Maroz, è importante, come sono importanti gli eventi organizzati il 1º agosto e la gara di sci. Molto importante è anche il lavoro dei volontari che ci permette di avere costi bassi e persone sempre disponibili.

Mi auguro che presto arrivi una bella nevicata e di vedere tanti bambini sulla pista di Sur Cresta.