C’est le ton qui fait la musique

Avere un buon amico, una persona che si prende tanto tempo per ascoltare e riflettere, qualcuno che non solo c’è ogni qualvolta si è in difficoltà ma che si offre di aiutare in mille modi è una fortuna per pochi.
25.06.2026
3 min
Due persone sedute su una panchina vicino a un lago blu, circondato da montagne verdi. 
Un bambino in cima e un adulto con cappello.

Reto Müller ha rappresentato veramente tantissimo per molte persone. La tentazione di cadere nell’agiografia è forte ma per la sua grandissima signorilità d’animo cercherò di evitarlo.

“Zorro” era un nomignolo, un soprannome, dato forse per il cappello nero e la passione per i cavalli; forse per il modo con cui si buttava a capofitto sempre in nuove battaglie: per il giardino terapeutico presso il CSB, per il limite di 30 km/h nei centri abitati, per la chiarezza sugli aiuti alla popolazione nel 2017. Una marea di questioni lo hanno occupato e infiammato portandolo a discutere, a scartabellare documentazioni, a incontrare di persona privati e rappresentanti di istituzioni preferibilmente di persona perché in nulla confidava maggiormente se non nel contatto umano, nel confronto vis-à-vis. Con fastidio ho notato talvolta che il suo impegno, il suo infervorarsi e il suo dilungarsi per spiegare a fondo la questione del momento erano mal sopportate o addirittura schernite. Reto metteva tempo e attenzione, era totalmente dedito a ciò a cui si stava interessando e questo credo potrebbe essere messo nei buoni propositi per tante persone, soprattutto in un momento sociale come quello che stiamo attraversando. Molte volte ho visto il suo interesse per una novità trasformare le sue abitudini. Dopo 84anni, aveva una curiosità genuina per tutto ciò che ancora c’era da conoscere, dallo scrittore russo alla cioccolata calda densa, dalla trasmissione estera ad un modo di dire in voga oggi tra i ragazzi.

Pur rimanendo al passo con gli strumenti di comunicazione del nostro tempo, temeva molto l’avvento dell’intelligenza artificiale proprio per la perdita di contatto umano. Negli anni della nostra amicizia gli ho visto dedicare tantissimo tempo a chiacchierare. Si intratteneva con chiunque: non c’era spesa, cena, intervento tecnico o evento che non fosse occasione per conoscere la storia, il parere di qualcuno o semplicemente una persona in più. Estremamente appassionato per bambini e ragazzi, si confrontava con loro da pari e auspicava per ciascuno un’infanzia fatta di ascolto, di gesti d’affetto e di rispetto, cose che nel passato rimanevano in secondo piano e che secondo lui erano fondanti per uno sviluppo completo e sano.

Mancheranno, per il tempo che resta, ogni scusa buona per festeggiare, per scambiarsi doni e fiori, godere di un bel pasto in compagnia, rifuggendo come la peste la noia, l’autocommiserazione e le frasi fatte. Manca lo spirito picaresco, la passione per nodi, carrucole e soluzioni ingegnose e soprattutto manca, da un mese a questa parte, l’enorme simpatia e lo sfottò di tutti i tronfi, i sussiegosi e i pieni di sé.

In grata memoria.

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