Mi chiamo Marco Ganzoni e sono cresciuto in Bregaglia; me ne sono allontanato per motivi di studio in Ticino e per lavoro a Winterthur e a Thusis. Continuo ad avere un rapporto molto stretto con la Valle dove trascorro del tempo libero, dove torno per lavoro, dove vengo d'estate con la famiglia e dove vado a caccia.
Non ho conosciuto il mio bisnonno, l'architetto che ha ideato la prima costruzione dell'ospedale, perché è morto negli anni '60. Conosco il suo lavoro e ho aiutato Diego Giovanoli a scrivere gli articoli su di lui, pubblicati sull’Almanacco del Grigioni Italiano, e ho contribuito a sistemare la sua documentazione e i suoi piani, ora conservati nell'Archivio cantonale a Coira; tuttavia la scelta della mia professione è stata piuttosto dettata dall'influenza di mio nonno, disegnatore edile con una ditta di costruzioni a Promontogno e dall'essere cresciuto in una falegnameria: mio padre e mia madre sono entrambi falegnami.
Il progetto Silhouette ha perlopiù avuto a che fare con lo stabile pensato dall'architetto Maurizio negli anni ‘90 piuttosto che con l'edificio Ganzoni e il lavoro appena ultimato è un continuum delle due strutture, pur essendo evidenti le tre modalità differenti.
Nel cimentarci in questo progetto non abbiamo voluto sfruttare lo spazio sopra il parcheggio e creare qualcosa di separato e nuovo, ma continuare e dare una conclusione all'asse centrale attorno a cui ruotavano i due edifici precedenti. Nell'analisi dell'assetto preesistente ci sono saltate agli occhi alcune cose migliorabili, secondo la nostra visione. La cucina è quella che dà il ritmo alla casa di cura, con i pasti per gli anziani e con l'interazione con gli ospiti e i visitatori: dallo scantinato è stata tolta per avere un ruolo preminente, al centro della struttura, meglio in contatto con gli spazi dove vengono consumati i pasti.
La sala mortuaria ci sembrava invece troppo sotto gli occhi di tutti e abbiamo voluto situarla in uno spazio più intimo in cui anche il passaggio del feretro o dei parenti non avvenga nello spiazzale centrale.
Il legno che la fa da padrone tra gli elementi utilizzati per la nuova ala è stato scelto per il tipo di ambiente che crea, per la sua riciclabilità e per le tempistiche ridotte che ha consentito, grazie al pre-assemblaggio della struttura esterna.
Uno dei requisiti che la commissione aveva richiesto a chi presentava il progetto era il benessere dell'ospite. Ritengo che il legno assolva bene a questo intento con la sua eleganza e la tranquillità che emana; inoltre è facilmente smaltibile e nessun altro materiale avrebbe permesso di concludere rapidamente il guscio esterno e continuare a lavorare in inverno internamente. La normativa svizzera in tema di sicurezza richiede che sia ignifugo lo strato in cima alla copertura del tetto, per il quale abbiamo scelto il rame: esteticamente nuovo rispetto alle precedenti coperture.
Per le solette abbiamo utilizzato uno strato di 12 cm di legno e uno strato di 10 cm di calcestruzzo armato e la struttura portante è leggermente sovradimensionata, così da garantire la sicurezza richiesta. Rispetto all'acciaio che, in caso di incendio cola prima e collassa poi, il legno ha un deperimento graduale che consente di intervenire prima e meglio. La facciata esterna dell'edificio è stata pensata di colore nero per ridurre l'impatto visivo anche da uno sguardo lontano; per integrarsi meglio nel paesaggio.