Signor Michael, qual è la sua valutazione dei risultati elettorali e del nuovo Gran Consiglio che si appresta a iniziare la legislatura?
L’UDC ha ottenuto un risultato importante. Ci si aspettava una crescita, ma la portata del successo ha sorpreso in parte anche loro. Credo che un ruolo determinante lo abbia avuto l’iniziativa per i 10 milioni di abitanti in Svizzera, che ha mobilitato in modo significativo l’elettorato UDC e ad esso vicino.
Il partito aveva candidati in tutti i circoli e questo gli ha permesso di raccogliere molti voti, soprattutto a scapito del Centro, che ha perso sei seggi, e del Partito Liberale, che ne ha persi quattro.»
Qualche cosa di simile è avvenuto anche a sinistra dove il PS ha dovuto cedere 7 seggi al partito dei Verdi (5 se si conta la coposizione dell’ultima legislatura dove il gruppo PS già ospitava al suo interno 2 esponenti dei Verdi).
Una crescita che rischia di cambiare gli equilibri politici?
Non credo. Anche con un gruppo più numeroso, l’UDC non dispone della maggioranza necessaria per imporre le proprie posizioni. Sarà quindi obbligata a collaborare con gli altri partiti. Inoltre ha il vantaggio di essere piuttosto prevedibile nelle sue posizioni. Personalmente faccio più fatica a confrontarmi con chi non mantiene una linea politica chiara e coerente.
Sarà invece interessante vedere come si inserirà il grande numero di nuovi deputati. Quarantaquattro nuovi granconsiglieri rappresentano una sfida soprattutto per il lavoro nelle commissioni, dove esperienza e conoscenza delle procedure sono particolarmente importanti.
Lei si è ripresentato per il Gran Consiglio e contemporaneamente ha candidato il suo nome per il Governo. Come valuta il suo risultato personale?
Non ho avuto particolari sorprese. Sapevo che la riconferma in Gran Consiglio non sarebbe stata scontata, vista la presenza di tre altre candidature più o meno forti. Ero pronto ad accettare qualsiasi decisione degli elettori.
Credo però che in questo momento sia utile poter garantire continuità e mettere a disposizione l’esperienza maturata negli anni. Se fosse stato eletto Stefano Maurizio, secondo classificato, non sarei rimasto sorpreso né deluso: si tratta di una persona seria, corretta e credibile e che gode della mia stima.
La sua lunga esperienza le consentirà di assumere un ruolo ancora più importante in Parlamento?
In questi anni ho constatato che l’esperienza conta. Essere presenti da tempo in Gran Consiglio permette di costruire credibilità e relazioni che aiutano a far avanzare le proprie proposte sia nei confronti del Governo sia all’interno del Parlamento. Con la nuova legislatura entrerò probabilmente tra i dieci deputati con maggiore anzianità di servizio.
Quali saranno le principali sfide dei prossimi quattro anni?
La questione demografica sarà il tema centrale e influenzerà praticamente tutti gli ambiti della politica cantonale. Oggi non disponiamo di una vera strategia in questo settore e sarà necessario costruire una base comune per affrontare il problema in modo coordinato.
Veniamo alla candidatura al Governo. Quali motivazioni l'hanno spinta a scendere in campo?
Le ragioni erano principalmente due. Da circa vent’anni manca una candidatura di lingua italiana al Governo cantonale e ritenevo importante riportare l’attenzione su questo tema, pur sapendo che il bacino elettorale delle regioni italofone da solo non sarebbe stato sufficiente per un’elezione. Il Grigioni italiano ha comunque risposto positivamente.
C’era poi una motivazione strategica per il partito. Con un solo candidato avremmo lasciato spazio agli altri partiti, che presentavano più nomi. La campagna elettorale e l’attenzione mediatica si sarebbero concentrate esclusivamente su di loro, con effetti negativi per noi.
Come ha vissuto la campagna elettorale?
È stata un’esperienza molto intensa. In due mesi ho partecipato a circa novanta appuntamenti in tutte le regioni del Cantone. È stato un impegno notevole, che ha richiesto molto tempo ed energie, sottraendole alle attività professionali e personali. Ma è stata anche un’occasione preziosa per incontrare molte persone e confrontarsi direttamente con le realtà del territorio.