Il Museo della natura dei Grigioni è una delle più importanti istituzioni culturali del Cantone. È ospitato in un edificio di Bruno Giacometti (1907–2012), fratello minore di Alberto e Diego Giacometti e uno dei più importanti architetti che i Grigioni abbiano mai prodotto. L’edificio del museo, costruito a Coira tra il 1977 e il 1978, necessita di interventi di risanamento e non offre più spazio sufficiente per le attività nel frattempo cresciute. Per il restauro e l’ampliamento dell’edificio di Giacometti, l’Ufficio edile cantonale ha indetto lo scorso anno un concorso selettivo di progettazione. Si sarebbe preferito una procedura aperta, che avrebbe consentito la partecipazione di un maggior numero di studi grigionesi e anche di giovani architette e architetti. Va comunque riconosciuto che la giuria era ben composta. E tuttavia, il risultato non suscita grande entusiasmo.
Ad avere successo è stato un progetto del gruppo di architetti Studio Esch Rickenbacher e Noun di Zurigo, che modifica profondamente l’edificio esistente. L’ingresso – oggi un discreto incavo all’angolo tra Masanserstrasse e Brandisstrasse – viene spostato e reso scenografico, così da essere ben visibile dalla vicina rotonda. Non meno scenografica è la nuova sala espositiva (che peraltro non era richiesta dal bando), aggiunta a filo della facciata e con un’altezza tale da poter ospitare persino una mongolfiera – almeno così suggerisce la visualizzazione del team vincitore. L’edificio di Giacometti, finora sobrio ed elegante, perfettamente inserito nel contesto urbano grazie alle sue proporzioni e alla sua collocazione, verrebbe trasformato in una struttura dominante, quasi un palazzo, che ignora volutamente la scala del quartiere. «Il volume edilizio viene proseguito in modo logico e sviluppato in un nuovo edificio autonomo», ha lodato la giuria. Con tutto il rispetto per la decisione e per le qualità seducenti del progetto vincitore, resta la domanda: era davvero questo l’obiettivo, creare un “nuovo” edificio?
Nel 2018, lo storico dell’arte Leza Dosch ha redatto una perizia storico-architettonica sul museo. Dopo un’attenta analisi e un inquadramento nel contesto storico, è giunto alla seguente conclusione: «In quanto opera principale di Bruno Giacometti e uno dei pochi nuovi musei di storia naturale costruiti in Svizzera nel dopoguerra, soddisfa i criteri per essere classificato come monumento di importanza nazionale». L’elevato valore di tutela dell’edificio, in gran parte conservato nella sua forma originale, è stato riconosciuto anche nel programma del concorso: «Con quello che è probabilmente l’edificio pubblico più importante della sua opera, Giacometti ha dato un contributo significativo al panorama museale dei Grigioni. Il valore simbolico di questo edificio iconico va ben oltre i confini cantonali».
In merito agli interventi previsti, il programma stabiliva: «Un ampliamento deve armonizzarsi dal punto di vista funzionale e atmosferico con l’edificio esistente e proseguirne l’impostazione architettonica. Eventuali nuovi inserimenti o aggiunte devono preservare il carattere dell’opera di Giacometti». Tuttavia, proprio a questa esigenza il progetto vincitore non risponde, pur mantenendo parte della sostanza esistente. Il progetto originario viene infatti sovrastato in modo stridente, finendo per perdere la propria identità e il suo valore testimoniale.
Considerata l’importanza dell’edificio di Giacometti, ci si sarebbe aspettati maggiore modestia. La soluzione più ovvia dal punto di vista della tutela, probabilmente anche la più sostenibile ecologicamente e conveniente economicamente, non è stata nemmeno presa in considerazione: limitarsi a restaurare e adeguare il monumento dove necessario e trasferire il fabbisogno di spazi aggiuntivi nell’edificio vicino B12, anch’esso di proprietà del Cantone.
In realtà, questa opportunità andrebbe colta. Non in un lontano futuro, ma subito.
Ludmila Seifert è direttrice del Bündner Heimatschutz, la principale organizzazione non profit per la cultura edilizia nel Cantone.
Davide Fogliada è architetto, ingeniere, valutatore immobiliare e manager culturale, attivo in Val Bregaglia, in Engadina e a Coira.
Articolo orginale in tedesco