Oggi ci aspettano temperature elevate, fuggiremo dalla valle e ci rifugieremo sull'altopiano della regione dei laghi dell'Engadina. Sulla spiaggia sud-orientale del Lago di Sils - tra Isola e Maloja - ci accomodiamo su una panchina e ammiriamo la superficie dell'acqua leggermente arcuata dal vento di Maloja e i colori intensi che sprigionano il paesaggio.
Poco dopo che ci siamo alzati, ho notato la scritta Bregaglia sullo schienale della panchina. «Caspita, l’ente turistico dell’Alta Engadina si è appropriato di materiale del suo partner meridionale della Val Bregaglia?» Faccio notare e guardo la mia compagna Silvia. Anche un geografo laureato può sbagliare: in realtà, la Bregaglia inizia già con la località di Maloja e termina nella valle che scende a sud, lungo il passo, a 45 minuti di AutoPostale, presso Castasegna al confine italiano. Chi dà un'occhiata più da vicino a questa regione isolata, come abbiamo deciso di fare, scopre cose sorprendenti!
Appena 1'450 abitanti residenti popolano la Val Bregaglia. Chi cerca qui nuove zone edificabili non trova nulla; quasi nessuna gru deturpa i paesaggi dei villaggi, in gran parte intatti e originali. Una situazione tipicamente poco svizzera, se pensiamo alle immagini delle agglomerazioni urbane dell’Altopiano, dove prevale la costruzione ad alta densità e gli ultimi metri quadrati di giardini devono lasciare il posto a nuovi progetti immobiliari. Persino a Bondo, dove le colate detritiche causate dalle passate frane hanno provocato enormi devastazioni, le gigantesche opere di protezione stanno ricominciando a integrarsi nel paesaggio. Un delicato verde cresce sui giardini terrazzati davanti ai muri di protezione. Le ferite lasciate dalle macchine da cantiere si stanno lentamente degradando e si inseriscono nei processi di erosione provocati dalla natura. La pubblicazione “Bondo versus Cengalo”, nella quale viene descritta la realizzazione delle opere di protezione, dovrà probabilmente cambiare titolo: “Bondo e Cengalo, irresistibilmente uniti l’uno all’altro”, persino l’ex insegnante della scuola di Bondo, ormai in pensione, che davanti al vecchio edificio scolastico ci aveva spiegato la nuova destinazione d’uso della casa, non ha espresso nemmeno una parola negativa sulla furiosa piena della Bondasca che all’epoca imperversava. Può darsi che lo abbiamo reso felice, perché, proprio come lui, eravamo diretti verso il crotto “Crot da Bond”. Ad attenderci c’era una salsiccia di cervo pronta per essere gustata.
Nomi armoniosi dei paesi riempiono le mie orecchie: Vicosoprano, Borgonovo, eccetera. Ma qui non sono soltanto i nomi dei villaggi a creare musica: è la natura a suonare il primo violino! Non si tratta solo di qualche battuta di accordi; qui si vivono vere e proprie sinfonie di bellezza unica, armonie melodiose addolcite dal fascino meridionale dei castagneti, dei noci che già ora si piegano sotto il peso dei loro frutti e dei piccoli e grandi corsi d’acqua che, sibilando, rinfrescano la nostra pelle resa arida dalle camminate. A tutto ciò si abbina la lingua italiana degli abitanti del luogo, che con il suo sono e la sua fonetica cantilenante aggiunge essa stessa una sfumatura musicale.
Alla “Costa Calma” di Mallorca è appena stato aumentato il prezzo del noleggio degli ombrelloni: in prima fila un ombrellone costa ora 130 euro al giorno. Ciò significa probabilmente che per due persone, con lettini inclusi, bisogna spendere 300 euro per il piacere del sole; dopo 5 ore arrivano i primi arrossamenti della pelle e poi notti insonni perché la discoteca dell’hotel fa vibrare il pavimento della camera da letto.
Queste preoccupazioni in Val Bregaglia non esistono. E sono anche ben contento che anni fa, grazie al Covid, abbiamo deciso di trascorrere la stagione più bella nel nostro stesso Paese, proprio in un luogo dove la nostra mappa mentale non era ancora piena di ricordi ed esperienze.
Già solo il viaggio verso la nostra meta di vacanza, Soglio, è un’esperienza mozzafiato: la strada stretta e angusta, l’AutoPostale che si snoda tra le curve e fa tremare la schiera di passeggeri seduti nel grande colosso giallo, che passa cosi vicino alle case da sembrare sfiorarle. Ogni volta, prima della curva successiva, il respiro si ferma. “Andrà bene?” chiede la voce interiore. Posso testimoniare che è sempre andato tutto bene. Finalmente l’arrivo a Soglio , sulla nuova piattaforma con autorimessa, utilizzata come punto di inversione per gli autobus. Basta una breve passeggiata fino alla ringhiera della piattaforma: stupirsi, respirare, assorbire e imprimere nella mente ciò che si vede. Un panorama mozzafiato accoglie il visitatore, quasi un’immagine d’ingresso per il paesaggio del paese, che agisce sulle nostre sensazioni in un modo completamente diverso.
Ancora un’ultima salita verso la nostra “Hazienda” delle vacanze, l’Albergo La Soglina, dove veniamo accolti con grande cordialità dalla radiosa padrona di casa Evelina. Diventa subito chiaro che ci intendiamo alla perfezione, non solo durante le pause per fumare dietro l’angolo della casa, ma anche nelle conversazioni, perché questa signora trasmette molta energia, gioia di vivere ed esperienza. Con stupore scopriamo che appartiene già agli abitanti del paese, un villaggio che oggi conta ancora circa 95 residenti stabili, di cui una quindicina sono bambini che devono recarsi a scuola molto più in basso, nella valle. È quasi incredibile pensare che nel 1900 Soglio ospitasse circa 500 anime! Impressionante anche per me:
Evelina era già in piedi di buon mattino, quando la maggior parte degli ospiti era ancora nascosta sotto le coperte, e anche durante la cena continuava a dare il sostegno finche tutti i dessert non erano stati consegnati ai clienti. “Da me siete sempre seduti in prima fila”: questa frase sembrava incarnarsi in lei, anche perché ci ha sempre coccolati e assistiti con grande attenzione e con nostra piena soddisfazione. E quando, ogni tanto, durante le pause tra una portata e l’altra, mi mettevo sulla terrazza soleggiata con il binocolo alla ricerca dello stambecco, lei si avvicinava e mi sussurrava all’orecchio: “Non abbia paura, il Piz Cengalo negli ultimi anni non si è mosso di un millimetro”.
Ci sono voluti alcuni giorni prima di orientarci nel fitto intreccio di vicoli del centro del paese. Chi si muove qui con gli infradito viene presto punito, perché i ciottoli sono scivolosi e irregolari e mi hanno ricordato più i marciapiedi dell’antica Roma. E poi c’è il paesaggio architettonico delle case: piccole stalle, pittoreschi palazzi, una chiesa che domina tutto e decine di piccole abitazioni, probabilmente ormai abitate solo da pochi. Qua e là una casa con nuove persiane, oppure un debole raggio di luce elettrica che filtrava dalla minuscola finestra di un soggiorno lasciava intuire che li esiste ancora vita. Chi soggiorna qui ha la sensazione di essere tornato indietro di 150 anni. Anche questo bisogna lasciarlo agire su di sé: sedersi su una panca di pietra, sentire sulla pelle il fresco profumo delle cantine nei vicoli stretti e percepire l’odore delle mura dal sapore terroso. Un nucleo storico che sembra un museo: unico, meraviglioso.
Gli incontri con la natura, cosi come quelli con i pochi ospiti e turisti presenti, che probabilmente godevano delle stesse gioie che noi apprezziamo e rispettiamo, mi hanno profondamente colpito. A un certo punto è comparso improvvisamente nel nostro albergo un gruppo di circa dodici giapponesi, tutte persone anziane dai capelli grigi. Mi sono chiesto quale guida turistica dell’Estremo Oriente avesse improvvisamente inserito la Bregaglia o Soglio, dopo che questo segmento di visitatori ci aveva insegnato che la Svizzera, secondo una certa idea turistica, si può visitare in un solo giorno: Interlaken e Jungfraujoch! Ma presto è diventato chiaro che quelle molte signore e quei pochi signori coltivavano un hobby particolare: dipingere, fare schizzi e osservare.
Già prima della colazione uscivano con il blocco da disegno sotto il braccio e il cappotto invernale addosso, per poi scambiarsi durante il pasto le prima impressioni. Quando una giapponese ti saluta con un “buongiorno”, capisco subito che non si tratta di una turista “normale”. Le perdono il fatto che, nonostante le mie numerose correzioni, abbia continuato a chiamare il Piz Cengalo “Piz Cembalo”. Forse quella gentilissima signora era più vicina agli strumenti musicali che alle montagne svizzere… comunque ci siamo salutati con un profondo inchino e un caloroso “sayonara”, in modo molto giapponese: con grande cortesia.
Una mattina, mentre scendevo con l’ascensore, ho incontrato un signore anziano, probabilmente anche lui sulla settantina, come me. Non sembra molto rilassato: mi ha informato che doveva andare al lavoro, lassù in alto sulle montagne… ho esitato un momento e ho riflettuto: era forse un aiutante della capanna Sciora CAS oppure il custode della diga dell’Albigna per l’azienda elettrica di Zurigo?
Gli ho chiesto brevemente e lui mi ha accompagnato all’ingresso dell’albergo; dall’altra parte della valle mi ha mostrato una radura con due piccole capanne: “Devo andar là. Sono l’Alpöhi!”. In qualche modo ho pensato a Johanna Spyri, poi a Heinrich Gretler. Non riuscivo a trovare un collegamento.
Non disperare, chiedi a Evelina: è proprio quello che ho fatto! “Ma non l’hai riconosciuto?” mi ha chiesto Evelina. No, ero completamente spiazzato e anche un po’ confuso. “È Christian Kohlund, l’Alpöhi, che sta collaborando qui a una nuova serie cinematografica su Heidi, realizzata sotto la direzione della SRF e di RTL.
” Wow, non sapevo nulla di questo progetto; solo dopo ho capito perché gli accessori che accompagnavano il signore, il cappello floscio e il bastone da pastore, mi avevano ulteriormente tratto in inganno. Onore al merito! Accettare un incarico teatrale o cinematografico cosi impegnativo anche in età avanzata è un grande complimento per Christian Kohlund. Gli auguro sinceramente, cosi come a tutta la troupe, un successo pieno di gioia! E questo ha anche per me un significato molto importante: compiti e responsabilità nella vecchiaia mantengono allenati lo spirito e il corpo. O, detto altrimenti, chi si ferma arrugginisce, e questo non è un obiettivo di vita per le persone che hanno affrontato l’esistenza con impegno e che vogliono ancora realizzare qualcosa anche nella terza fase della vita. Inoltre condivido le preoccupazioni di Christian Kohlund, che come me guarda al futuro con incertezza: quale eredità politica lasceremo ai nostri figli e nipoti riguardo alla guerra, al potere, all’ingiustizia e al crescente rifiuto della verità, alimentato dagli abusi nella formazione dell’opinione pubblica e guidato dai media e dall’intelligenza artificiale.
Resta solo un’ultima cosa da aggiungere, un canto finale di lode e riconciliazione:
“Oh Soglio mio, che autentico e vero gioiello sei. Ci ricordi come un tempo si potesse vivere in modo semplice, sincero e pieno di gioia in una comunità di villaggio isolata. Soglio, sono davvero felice per te che Heidi, Peter il capraio e l’Alpöhi abbiano trovato la strada verso di te e che possano entusiasmarti e ravvivarti con uno spirito giovane e moderno.”