Il programma di cooperazione transfrontaliera interreg “Archeologia Alpina. Luoghi, Presenze, Strategie”, archeo ALPS, pone l'attenzione sul territorio sudalpino per continuare a studiarne il passato, in particolare il periodo che intercorre tra la Tarda Antichità e il Tardo Medioevo. Moltissimi gli enti coinvolti o associati; tra questi l'Università di Verona, dove lavora Fabio Saggioro, l'Associazione Italo Svizzera per gli scavi di Piuro e il Comune di Piuro, il Servizio archeologico dei Grigioni presso cui lavorano Thomas Reitmaier e Patrick Cassiti. I tre studiosi giovedì 29 hanno tenuto una conferenza nella sala delle scuole Grevas a San Moritz. L'evento, organizzato dalla sezione engadinese della PGI e presentato dall'operatore culturale Omar Iacomella, si è occupato in italiano e in tedesco di aggiornare la platea sullo stato degli studi archeologici in diverse aree dell’Engadina e della Bregaglia; in particolare il convegno è ruotato attorno al lavoro in corso a Piuro e nei laghi engadinesi.
Dagli scavi effettuati a Piuro in località Mot del Castel nel 2017-2021 e nel 2022-2025 sono emerse le testimonianze di un'economia locale di discrete dimensioni, proprio una di quelle descritte dallo storico Chris Wickham nel libro “L'asino e il battello” in cui la storiografia ripensa all'economia del Mediterraneo medievale. Fino ad ora, spiega il relatore, ci si concentrava sui grandi centri, sui porti e sugli scambi via mare trascurando i centri medio piccoli montani che invece probabilmente hanno contribuito a costruire una rete di commerci e rapporti a maglie strette. I ritrovamenti fatti a Piuro di prodotti provenienti da molto lontano e dai ritrovamenti di pietra ollare in località notevolmente distanti si può immaginare vivesse a Piuro una comunità molto ricca, autonoma e in grado di mettere in atto trasformazioni produttive in un'epoca ritenuta ancora in ombra, molto prima dell'anno 1000.
Un altro tema strabiliante è stato la datazione di 24 alberi fossili risalenti al 600 d.C. rinvenuti nel lago di San Moritz. Ventidue larici, tra le specie più facilmente databili, e due abeti hanno subito dei carotaggi e il risultato racconta di un repentino innalzamento del livello del lago di 20 metri, tanto improvviso che la mancanza di ossigeno ne ha favorito la conservazione sott'acqua. Tra le ipotesi: il cedimento del sottosuolo, carsico in Engadina, o una gran quantità di materiale franata nel lago dalle montagne. Si ipotizza in quel periodo una piccola era glaciale tardo antica; sempre interessante ascoltare la voce dei cronisti dell'epoca: Gregorio di Tours nel 580 racconta di un abbassamento della temperatura e si spiegherebbe perché non ci sono testimonianze di stanziamenti in questo periodo, contrariamente alle epoche immediatamente precedente e immediatamente successiva.
Pier Damiani invece intorno al 1064 parla dei piuraschi e delle cave di pietra ollare.
Gli scavi a Piuro, il prelevamento di campioni da parte degli scienziati sub negli altri laghi engadinesi e le nuove intuizioni storiche procederanno e chissà a quali nuove conclusioni si potrà giungere; sperando di poter partecipare sempre agli aggiornamenti degli esperti con serate divulgative come queste: approfondite ma accessibili a tutti.