L'ultima manovra salvavita per l'ospedale di Samedan

Il nuovo e con tutta probabilità ultimo piano per salvare l'ospedale dell'Alta Engadina prevede una ristrutturazione delle prestazioni e tagli al personale. Il modello presentato ieri sera a Pontresina (GR) prevede 180 posti a tempo pieno e un nosocomio su meno piani.
08.01.2026
5 min
Edificio moderno con finestre scure, situato in una zona montuosa con neve. Sullo sfondo si vedono le montagne sotto un cielo sereno.
Ci sarà ancora un ospedale in alta engadina? è la domanda che riassume l'ultimo tentativo di salvataggio del secondo nosocomio del canton grigioni.
© Keystone-ATS / Gian Ehrenzeller

"Per il personale è un duro colpo", ha dichiarato la presidente del Consiglio della Fondazione Sanitaria Alta Engadina (FSAE), Selina Nicolay, al termine della serata informativa di ieri sera. I dipendenti sono stati informati nel pomeriggio sul possibile futuro del nosocomio. Al momento non è ancora chiaro chi sarà colpito dalle misure di ridimensionamento. Nicolay non parla di un dimezzamento dei posti di lavoro. Secondo i piani presentati ieri sera da aprile il secondo nosocomio del Canton Grigioni potrebbe contare 180 posti a tempo pieno. Ad oggi secondo il sito dell'ospedale si contano 350 collaboratori. L'impiego di alcuni di essi potrebbe essere trasferito nelle case di cura, dove attualmente mancano una quarantina di collaboratori. "Non sarà facile, perché è un'altra categoria professionale, ma speriamo funzioni", ha continuato Nicolay.

Il nuovo modello della sanità in Alta Engadina deve però dapprima essere approvato dalla popolazione. I votanti dovranno affrontare quattro questioni: la creazione di un nuovo ente di diritto pubblico chiamato "Sanadura", un nuovo accordo di prestazioni con il gruppo dell'ospedale cantonale di Coira per l'assistenza medica acuta, uno per garantire le cure lungodegenti delle case anziani e un ultimo per assicurare il servizio Spitex.

"Assistenza sanitaria di qualità assicurata"

Meno personale significa anche meno letti e meno prestazioni. Tre dei sette piani - fra cui anche l'ultimo rinnovato nel 2020 - verranno chiusi. La stazione intensiva verrà trasformata in un'unità di terapia semintensiva . "Servirà per monitorare i pazienti gravemente malati o feriti, garantendo un'assistenza adeguata per la gamma di trattamenti che offriremo", ha assicurato il CEO della Clinca Gut, Silvan Breitenmoser, a Keystone-ATS. Anche il numero di casi stazionari diminuirà, dai circa 2'600 del 2024 ai 2'000 nel 2026. Salvi invece la chirurgia, il reparto maternità, la pediatria, la radiologia, il pronto soccorso e le offerte ambulatoriali specialistiche (ad esempio dialisi e oncologia).

"Verrà garantita un'ampia gamma di servizi, in modo da assicurare un approvvigionamento sanitario di qualità", ha assicurato Breitenmoser. Ne è convinta anche Selina Nicolay: "Sono sicura che siamo sulla strada giusta e che potremo continuare a offrire un'assistenza sanitaria sostenibile e di alta qualità in Alta Engadina". Una fiducia data anche dai primi riscontri positivi ricevuti dai municipi.

Fra opportunità e critiche

Alla serata informativa di ieri erano presenti sia rappresentanti dei municipi che politici della regione. Il granconsigliere liberale Markus Berweger si è mostrato fiducioso nei confronti di quest'ultimo tentativo di salvataggio. Nei mesi scorsi il suo partito aveva affossato il credito ponte da oltre 50 milioni di franchi limitato su due anni. "Ora abbiamo l'opportunità di dire sì a un ospedale con una nuova struttura. Questo in passato era un grosso problema", ha spiegato Berweger.

Il deputato UDC, Stefan Metzger, ha invece sollevato criticità riguardanti la modalità di votazione. Finora era necessaria l'unanimità dei Comuni, mentre con la nuova legge sulla creazione dell'ente di diritto pubblico chiamato "Sanadura" sarà necessaria l'approvazione da parte di almeno sette degli undici Comuni e questi devono rappresentare la metà della popolazione votante nella regione. I Comuni che staccheranno definitivamente la spina all'ospedale non faranno parte della nuova istituzione, in un primo momento. Metzger ha chiesto se quindi non saranno chiamati alla cassa. Secondo la vicepresidente del Consiglio della FSAE, Nora Saratz Cazin, è una questione che dovranno probabilmente chiarire i tribunali. "Non potete obbligare un Comune a cofinanziare un nuovo ente, di cui non vuole far parte. La trovo una cosa molto pericolosa", ha detto Metzger in plenum.

Terzo e ultimo tentativo

La votazione che si terrà il 4 febbraio nelle assemblee comunali e l'8 marzo alle urne del Comune di St. Moritz è il terzo tentativo nell'arco di circa un anno per salvare l'assistenza medica e sanitaria in Alta Engadina, sempre più confrontata con difficoltà finanziarie.

Nella primavera dell'anno scorso è andato in votazione il piano che prevedeva di integrare l'ospedale di Samedan in quello cantonale a Coira. Il cosiddetto "Progetto Albula". Sette degli undici Comuni erano favorevoli (Bever, Celerina, Madulain, Pontresina, Sils, St. Moritz e Zuoz) quattro contrari (La Punt Chamues-ch, S-chanf, Samedan e Silvaplana). Il progetto aveva bisogno dell'unanimità ed è quindi naufragato.

Il secondo tentativo, sempre più disperato, prevedeva un nuovo accordo di prestazioni per una durata limitata di due anni fra i Comuni e la FSAE. Costo: 50,8 milioni di franchi. Anche questo secondo tentativo di rianimazione è stato bocciato da quattro Comuni (Silvaplana, Madulain, Zuoz e St. Moritz) sette invece (Bever, Celerina, La Punt Chamues-ch, Pontresina, S-chanf, Samedan e Sils) appoggiavano il credito ponte.

Se pure l'ultima chance non dovesse andare in porto, in primavera l'ospedale di Samedan, le case anziani e il servizio Spitex verranno chiusi definitivamente. Andrebbero così persi 400 posti a tempo pieno, ha detto l'addetto alla comunicazione della FSAE, Daniel Camenisch, a Keystone-ATS.

Il 21 gennaio è prevista una serata pubblica a Pontresina.